Rinascita
Il prezzo meraviglioso del cambiamento
Per incontrare la persona che sto diventando, ho dovuto imparare a salutare quella che mi ha portata fin qui.
Valentina Vaccaro
·
Sto attraversando una fase di grande transizione nella mia
vita.
Una di quelle che dall'esterno sembrano bellissime. Una di
quelle che, sulla carta, dovrebbero farti sentire solo entusiasmo.
Sto scegliendo me stessa. Sto scegliendo un sogno.
Ma quello che sto lasciando andare non è soltanto qualcosa che mi ha fatto soffrire.
Ed è forse proprio questo che rende tutto più
difficile.
Perché per anni ho vissuto di una passione che credevo fosse
la mia strada. Una passione nata quando ero ancora bambina, coltivata con
dedizione, studio, sacrificio e presenza. Non avevo dubbi. Ero convinta che
quella fosse la mia direzione.
Guardando indietro oggi, capisco che dentro quella scelta c'erano tante cose.
C'era il mio desiderio di costruire qualcosa di mio. C'era
la voglia di dimostrare che la vita poteva essere diversa. C'era forse anche
una parte più silenziosa e profonda, il bisogno di realizzare ciò che mio padre
non aveva mai avuto la possibilità o il coraggio di vivere fino in fondo,
ovvero dedicarsi completamente a un lavoro che sentisse davvero suo.
Quella strada mi ha dato tanto. Mi ha insegnato. Mi ha fatta crescere. Mi ha regalato incontri, esperienze e possibilità che porterò sempre con me. Mi ha persino permesso di vivere di ciò che amavo, e questo è un privilegio che non smetterò mai di riconoscere. Ma, dentro di me, c'era qualcosa che continuava a chiamarmi.
Qualcosa di diverso. Perché esiste una differenza sottile ma
immensa tra una passione e un sogno. La passione è ciò che ami fare. Il sogno è
ciò che ti attraversa. La passione può accompagnarti per anni. Il sogno,
invece, continua a bussare anche quando cerchi di ignorarlo. È quella voce che
non smette mai di esistere. Quella che ti accende il cuore. Quella che ti fa
sentire viva in un modo che non riesci nemmeno a spiegare.
Ed è verso quella voce che oggi sto camminando. Non perché
ciò che lascio sia stato sbagliato. Ma perché sento che non è più il luogo in
cui la mia anima può continuare a espandersi.
Eppure, insieme all'entusiasmo, sento anche paura. Una paura
diversa da quelle che avevo immaginato.
Per molto tempo ho creduto che la parte più difficile del
cambiamento fosse trovare il coraggio di andare via da ciò che non ci fa stare
bene.
Oggi ho capito che non è così.
La parte più difficile arriva dopo. Arriva quando inizi
davvero a cambiare.
Quando una nuova versione di te sta nascendo e, per fare
spazio, una vecchia versione deve essere lasciata andare.
Ed è lì che ho incontrato il dolore. Perché nessuno ci
racconta che ogni trasformazione porta con sé una perdita.
Non perdiamo solo situazioni, lavori, relazioni o abitudini.
Perdiamo identità. Perdiamo parti di noi che ci hanno accompagnato per anni.
Parti che, anche quando ci facevano soffrire, erano
diventate casa.
Mi sono accorta che, mentre mi allontanavo da ciò che mi
aveva ferita, qualcosa dentro di me iniziava a provare nostalgia.
Una sensazione strana. Quasi assurda. Perché ciò che oggi mi
manca è la stessa cosa da cui per tanto tempo ho cercato di liberarmi.
Era la mia gabbia. Era il luogo in cui mi sentivo stretta. Era
la realtà che mi ripetevo di dover superare per costruire il mio futuro.
Eppure, mentre me ne allontano, una parte di me esita. Una
parte di me guarda indietro.
E finalmente ho capito perché. Quella nostalgia non era
amore per ciò che stavo lasciando.
Era il lamento di una vecchia parte di me. Una parte che mi
ha protetta. Una parte che ha fatto del suo meglio con gli strumenti che aveva.
Una parte che ha imparato ad adattarsi. Che si è abituata al disagio. Che ha
imparato a chiamare "normale" ciò che normale non era. Che mi ha
fatto credere che fosse giusto sacrificarmi continuamente. Che fosse normale
mettere il mio valore in secondo piano. Che fosse normale rinunciare a me
stessa per ottenere qualcosa.
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Ci sono ferite che non fanno rumore. Non arrivano come un incidente improvviso o come una tempesta che devasta tutto in una notte. Arrivano piano. Ti crescono dentro. Ti accompagnano per anni. La mia aveva il volto di mio padre.

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Per anni ho chiesto permesso agli altri, alle aspettative, alla versione di me che tutti si aspettavano di vedere. Per anni la mia vita è stata costruita così, non intorno a ciò che desideravo davvero, ma intorno a ciò che avrebbe evitato il giudizio degli altri.
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Emozioni a colori
Ogni settimana qualcosa di vero. Riflessioni nate da ciò che si attraversa davvero, non da ciò che si costruisce. Parole che camminano accanto, non dall'alto.
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— Valentina Vaccaro
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